Differenze tra regime dei minimi e regime forfettario


Che differenza c’è tra regime dei minimi e regime forfettario?

Partiamo dal presupposto che dal 31/12/2015 il regime dei minimi non esiste più. O meglio, è un inquadramento al quale una persona fisica non può più accedervi. Chi invece era già nel regime dei minimi prima di quella data, oggi gode ancora delle sue caratteristiche.
Dal 01/01/2016, invece, è entrato in vigore il regime forfettario – denominato anche “nuovo regime dei minimi” – rottamando di fatto il cugino. Per cui oggi qualsiasi soggetto privato (o attività in essere) che rientra nei parametri stabiliti dalla legge, può avere accesso all’esclusivo regime forfettario.
Ma questo benedetto regime forfettario, in sostanza, è meglio o peggio del vecchio regime dei minimi?
Rispondiamo dicendo che è stato studiato appositamente per agevolare il professionista e le attività già in essere, e ad “invogliare” il privato a lanciarsi in proprio.
Che tu sia o voglia intraprendere attività d’impresa (come artigiano o commerciante) o divenire libero professionista, a noi non cambia niente, anzi, il servizio di apertura della partita iva te lo offriamo comunque a titolo gratuito, perché la nostra visione è quella di crescere insieme, di aiutare/premiare la tua voglia di indipendenza e soprattutto il tuo progetto professionale.
Cominciamo dunque a scendere più nel dettaglio.
Per rispondere alla domanda iniziale e volendo spiegare come funziona il regime forfettario, andiamo a precisare in modo semplificato che il modo con cui verrà determinato il tuo reddito tassabile (lordo) deriverà proprio dal settore in cui ci andremo ad identificare. “Ci andremo”, perché noi saremo sempre al tuo fianco, pronti a consigliarti. Ci teniamo a ricordartelo.
Infatti, il regime forfettario abbina per ogni settore di attività, identificato dai codici Ateco determinati dall’Istat, un coefficiente di redditività che andrà applicato al tuo volume d’affari (totale delle fatture emesse), non andando più a contemplare la deducibilità del costo (fatture di acquisto) per la determinazione del reddito, come accadeva nel regime dei minimi. In parole povere ad un volume d’affari di 10.000 € verrà applicato un coefficiente che, prendendo ad esempio di ritrovarci nel settore di attività di un professionista, sarà pari al 78% andando a rilevare un reddito pari a 7.800 €.
Determiniamo ora quella che è la caratteristica di maggior rilievo nel regime forfettario e che caratterizza anche il regime dei minimi; la percentuale di tassazione, indicata nella misura del 5%. Nasce, però, a questo punto una differenza; infatti, nel regime forfettario tale agevolazione si esaurisce al termine dei primi 5 anni di attività o al momento in cui si intraprende un’attività già perseguita precedentemente, passando, in questo modo, ad un’aliquota del 15%. Quest’ultima verrà applicata al reddito lordo, rilevato precedentemente, per determinare le tasse da pagare ovvero la cosiddetta imposta sostitutiva. Quindi, riprendendo il caso di prima, ai nostri 7.800 € verrà applicato a seconda della situazione o il 5% o il 15% con un risultato pari al 390 €, nel primo caso, 1.170 €, nel secondo caso.
La contribuzione risulta avere piccole differenze rispetto ai regimi ordinari, le quali si ispirano sempre alla volontà di agevolare la situazione economica di coloro che abitano questo regime.
Non sei ancora convinto?
Ecco 7 operazioni che NON avrai l’obbligo di eseguire, e quindi NON dovrai economicamente versare allo Stato, col regime forfettario: 1.spesometro 2.comunicazione relative alle operazioni con Paesi black list 3.studi di settore 4.ritenute di acconto 5.obblighi di registrazione 6.tenuta scritture contabili 7.liquidazione iva
Saremo noi, in ogni caso, a valutare la convenienza o meno della possibilità di attuare tale regime, andando ad analizzare i dati economici dell’attività che vorrai conseguire, senza lasciare nulla al caso o abbandonandoti a scelte assai complicate.